lunedì 3 novembre 2008

solo per questa notte, che notte neanche è più

"Non troverai gente normale, qui. Non dopo il tramonto, in queste strade, sotto le antiche tettoie dei magazzini. Questo lo sai, naturalmente. E' chiaro. Altrimenti non saresti venuto."
(Running dog, Don DeLillo)
Aprire una porta e chiuderne mille. Buttare via le chiavi per restare chiusi dentro, perchè lì fuori, no, non vuoi più andare, non ora.
La piazza è mia, direbbero in un film di Fellini.
Io di mio cos'ho. Qualche emozione strattonata, quel vaffanculo di troppo, la lacrima in più, una cena in meno, un odio corrisposto e una vigliaccheria comune. Ho resti di un passato. Per la prima volta ho buttato dei ricordi. Quel disegno che avevo fatto su quella tovaglietta del bar, la lettera tra i fiori, fotografie. Per la prima volta ho buttato fotografie. Io, che non butto nemmeno biglietti del treno di un viaggio dove ho conosciuto qualcuno di speciale, che poi, di speciale io conosco pochissime persone. Che ho ancora bottiglie di vodka e di champagne che ci siamo scolate quando ervamo ancora tutte nella stessa camera. Nel cestino. Butto via un sorriso. Continuo a riordinare i miei spazi. Non mi giro mai. Non un rimorso, nè un rimpianto ma mi dico "mai più".
Trasmigrazione dell'anima, ecco quello che mi ci vorrebbe.
Un viaggio. Vado lontano e non voglio più tornare. Non pensare. Perchè i pensieri fortificano e uccidono e stanotte non voglio morire.
Voglio andare. E che mi frega di un altro errore. Mi scivolerà addosso, come acqua di una cascata. Lasciatemi andare. Lì, sull'orlo della vita. All'estremo del mondo. Fatemi andare lontano, solo per questa notte. Forse ritorno, forse no.
Milano, Berlino, borse di studio e desideri.
Io con una valigia sul tetto e una Pall Mall sul letto.
Può il pagare pegno di un insulso gioco costare così tanto?
Chissà se è solo testardaggine o coraggio il mio. Il mio essere capricciosa perche "volli, fortissimamente volli" e sono ancora qui. Nonostante tutto. Che è ancora tutto come se fosse una roulette russa. Che se esce rosso sei fottuto. E ti rendi conto che è rosso solo perchè è il rosso del tuo sangue, rosso di una ferita, rosso di un lenzuolo, rosso di un'unghia che sull'orlo di un precipizio non ha saputo aggrapparsi e cade irrimediabilmente giù.
Devo andare in quella chiesa dove vado sempre io, perchè ho bisogno di starmene un pò per conto mio, senza distrazioni. Per dire addio a un pezzo di me. Per sperare, soprattutto e, forse solo, sperare, credere, pregare un pò più forte. Per provare, in questo continuo mettersi in gioco, in questo continuo essere ventenni, in questo continuo non voler a volte capire, far finta che non è nulla di grave, e in cuore sapere che sei devastato e disilluso. Per crederci ancora, e ancora e pregare, pregare.
Che stia crescendo ancora un pò?
Forse è solo la malinconia che mi porta Chopin.
Ma stanotte davvero voglio andare. Fingere che sono arrivata, perchè ora sono ancora troppo vicina alla partenza e ancora troppo lontana dalla meta.
E chissà, chissà domani, e poi domani, e poi poi domani, cosa succederà.
Un taglio di capelli servirà a cambiare, un biglietto basterà per non tornare.

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