mercoledì 3 settembre 2008

E ancora

Quando qualcuno suona alla porta e fai finta di non esserci.
[Non aprire quella porta.]
Ma sai che chi bussa sa già di te.
Un ritorno, una partenza. Via.
[Non è il caso di aspettare]
Ancora Firenze, col suo essere umido e piovigginoso. Ancora L'Hdemia, col suo essere strana e anarchica. Ancora Ataf senza biglietto per arrivare in Morgagni. Ancora alloggi eventuali aspettando una casa che sia la tua. Ancora con la gente, troppa, e incredibilmente vuota dentro. Ancora dichiarazioni che fanno bene alla stima e male ai sentimenti, troppe.
[Festival della sincerità]
Ancora a fuggire. Ancora a ritornare. Ancora vecchie foto da sviluppare, urgentemente, perchè i ricordi sono già sbiaditi. Ancora lontana la meta. Ancora vicina la partenza.
Ancora Picasso. Ancora pennelli nuovi da comprare. Ancora sospiri. Ancora sollievi. Ancora tzunami. Ancora devastazioni dell'anima.
[Animalesche]
Ancora caffè. Ancora Burn. Ancora sigarette. Ancora notti. Ancora pezzi di un mosaico da completare.
[Ma perchè ne manca sempre qualcuno?]
Ancora non mi fido di nessuno. Neanche di me. Ancora lacrime. Ancora mal di pancia. Ancora voglie. Ancora Ponte Vecchio di notte. Ancora rose.
[Troppe spine]
...E quando deciderai di aprire, fuori la porta non c'è già più nessuno...

1 commento:

Anonimo ha detto...

Il viaggio più importante è quello che facciamo dentro di noi, perchè conoscerci è ciò che più di ogni altra cosa ci serve.
Non si viaggia mai per tornare, e non si torna mai nello stesso luogo da cui si è partiti. Nel tempo del viaggio, i posti cambiano, le persone cambiano, noi cambiamo, ma da sè stessi non si può fuggire. E siamo degli scomodi compagni di viaggio. Tutto ciò che siamo lo portiamo con noi. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una chiocciola col suo guscio. In verità, il viaggio attraverso il mondo è per noi un viaggio simbolico: ovunque si vada, è la propria anima che si sta cercando.

PS
Ti auguro che per te, le rose, non finiscano mai.

G.